Marco Fiume, Phylum Ctenophora

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I delicati equilibri dell'ecosistema naturale vengono sempre più alterati dalle attività umane, con effetti devastanti sulla biodiversità, sull’ambiente e per la vita stessa dell’uomo. In seguito all'intervento umano, varie specie giungono in località distanti dal loro habitat originario, tale fenomeno è noto come “tropicalizzazione del Mediterraneo” ed è legato al riscaldamento globale che gioca un ruolo determinante nella penetrazione e nell’insediamento di queste specie. L’eccessiva presenza dannosa di ctenofori, organismi marini scambiati erroneamente per meduse negli oceani e in particolare nel Mediterraneo, è una conseguenza diretta del cambiamento climatico dovuta all'impatto dell'uomo sull' ambiente, così come la progressiva desertificazione degli oceani favorita dalla cattiva gestione dei rifiuti, in particolar modo quelli plastici e la loro conseguente dispersione. L’opera esprime una rivalutazione profondamente critica in un parallelismo che vede accentuare nelle sue più ampie possibilità, sia le qualità estetiche e funzionali degli organismi marini da cui prende il nome che il materiale plastico divenuto invasivo, con l’intento di sdoganarne le accezioni negative e di valorizzarne gli aspetti positivi. Attraverso un’installazione luminosa fondata sul trasferimento di qualità ottiche biologiche, quali l’iridescenza e la bioluminescenza osservate negli ctenofori, l’intento è quello di porre in evidenza come elementi di scarto oggi fortemente denigrati poiché realizzati in plastica possano divenire una risorsa pregevole in una società consumistica come quella contemporanea. Il fine è quello di connotare una nuova identità locale contraddistinta da un’estetica cangiante e mutevole al giorno e alla notte, capace di saldare in un dibattito dialettico, il ruolo dell’arte, del design e della scienza con la produzione della scala artigianale a quella della grande impresa per favorire un’economia circolare. Ai linguaggi omologati della globalizzazione l’opera propone un punto di vista alternativo e profondamente radicato nel territorio, fondato sui valori della mutevolezza, dell’ibridazione, della fragilità, della discontinuità e della resilienza tipicamente mediterranei.